Quando le etichette non giovano a nessuno

“Complessivamente, il gioco in scatola è [presente in modo massiccio] nelle case degli italiani e non è solo un fenomeno per nerd.”
(Andrea Angiolino, A cosa giocano gli italiani?)

Un appassionato di calcio è un appassionato di calcio.
Un appassionato di hockey è un appassionato di hockey.
Un appassionato di pallacanestro è un appassionato di pallacanestro.
Un’appassionata di danza è un’appassionata di danza.
Un’appassionata di cucina è un’appassionata di cucina.
Un’appassionata di teatro è un’appassionata di teatro.
E un appassionato di giochi da tavolo?
È un nerd.

È così semplice ragionare tramite stereotipi, pregiudizi, etichette.

“Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: “Questo, è uno psicopatico” oppure “Quello è un parolaio”. E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: “È un uomo strano, proprio strano!”
(Anton Pavlovič Čechov)

Ma vi dirò la verità: un appassionato di giochi da tavolo è semplicemente un appassionato di giochi da tavolo.

Può essere uomo, può essere donna, può essere adulto, può essere bambino, può essere eterosessuale, può essere omosessuale, può essere estroverso, può essere introverso, può essere onnivoro, può essere vegetariano, può essere credente, può essere non credente, può essere qualsiasi cosa, anche nerd.

Da noi c’è di tutto. E cerchiamo di accogliere chiunque, senza fare distinzioni.

Quando le house rules hanno la meglio sulle regole ufficiali

Tutti ne parlano: il Corriere del Ticino, la Repubblica, noi. Il gioco di carte UNO è stato giocato da molti in modo errato nel corso del tempo. Le penalità non sono cumulabili!

È un interessante caso di house rule (regola della casa) che ha preso il sopravvento sulle regole ufficiali del gioco. Perché sì, i momenti più epici, che sono rimasti impressi nella mente di molti giocatori, sono quelle pescate abnormi di carte dovute all’accumulo di penalità.

Non è dunque realmente comprensibile la scelta della casa editrice di non includere almeno tra le varianti tale house rule, che ha fatto la storia e ha alimentato il successo di questo gioco.

Di sicuro così però hanno ottenuto un picco di visibilità notevole.

Fonti:
Corriere del Ticino;
Repubblica.

Giocare senza (pre)giudizi

Ci sono due tipi di tavolo da gioco. Quello formato dalle compagnie consolidate da tempo e quello invece attorniato da persone che hanno in comune un gioco, senza per forza conoscersi tra di loro. Nel secondo caso ci si siede, si dice il proprio nome e poi via, inizia la sfida. Frequentando associazioni ludiche capita spesso di non sapere nulla dell’avversario. Proprio perché l’attività permette di entrare in un mondo parallelo dove non importa chi sei, cosa fai, che pensieri hai. Nessuno invade le sfere private, a meno che non ci sia un accordo tacito che permetta di andare oltre. Proprio perché nel momento ludico il pensiero è rivolto al gioco stesso. Questo meccanismo permette di staccare dai problemi quotidiani, di passare un paio di ore in buona compagnia condividendo passioni, di entrare in ambientazioni lontane dalla realtà. Come leggere un buon libro, ma senza starsene da soli sulla poltrona di casa. Ecco perché ci piace giocare. Perché significa condividere senza l’obbligo di andare oltre. A meno che non lo si voglia fare. Nessun vincolo. Nessun dovere.

Saper perdere

“Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” Michael Jordan

Ci sono bambini che non sanno perdere. Certo. Ma ci sono anche adulti che non hanno mai imparato a farlo! Venire sconfitti non significa perdere. Anzi. È proprio grazie ai fallimenti che riusciamo a riconoscere i nostri punti deboli, per poi migliorarli e trasformarli in punti di forza. Attraverso il gioco si impara anche ad essere determinati, a non fermarsi davanti alle difficoltà. A perseverare, cambiare il proprio punto di vista, trovare altre strategie e… non arrendersi. Perché il gioco è divertimento. È crescita personale. Non è una sfida contro l’avversario. Ma una sfida contro e per sé stessi.

Escape room in scatola

Farsi rinchiudere in una stanza e avere 60 minuti per uscire: ormai è un passatempo parecchio in voga dalle nostre parti. In Ticino abbiamo escape room sia nel Luganese (Mystery Escape Room, Movie Escape), sia nel Bellinzonese (BlockaTi) con le ambientazioni più disparate.

Il fenomeno è talmente diffuso che sono usciti film al riguardo (Escape Room), libri (Escape Book), e ovviamente anche giochi in scatola.

Le serie più rinomate, esistenti anche in italiano, sono le seguenti:

Unlock, nata in Francia.
Exit, di origine tedesca.
Deckscape, originaria dall’Italia.
Escape Room: The Game, sorta in Olanda.

Merita di essere menzionato anche il gioco da tavolo Escape Tales: Il Risveglio, creato da autori polacchi.

Tante, tante opzioni dunque: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Per chi ama questo genere di sfide, un vero eldorado.

Swiss Gamers Award, Golden Geek e Goblin Magnifico

Le associazioni ludiche svizzere hanno eletto come gioco dell’anno Underwater Cities, un gioco di strategia impegnativo. Al secondo posto si è posizionato un ottimo party game, vale a dire Decrypto.

La comunità più grossa di appassionati, quella legata al sito boardgamegeek.com, ha premiato Root come gioco dell’anno, un titolo che offre una sfida asimmetrica tra varie fazioni.

Root è riuscito a portarsi a casa anche il Goblin Magnifico e lo Scelto dai Goblin, premi legati alla Tana dei Goblin, Italia.

Fonti:
Swiss Gamers Award;
Golden Geek;
Goblin Magnifico e Scelto dai Goblin.

Torneo Terraforming Mars

Autore: Samuele Ferri.

1 gioco da tavolo, 16 iscritti, 4 gironi, 1 solo vincitore.

Questi sono gli ingredienti che hanno contraddistinto il primo torneo di Terraforming Mars (TM) proposto all’interno della nostra Associazione. Un gioco di gestione risorse e carte, rilasciato nell’estate 2016 da FryxGames e diventato famoso in tutto il mondo.

Il primo dato interessante è sicuramente il numero di iscritti. Basti solo pensare che una partita di TM ha una durata media di 2 ore e quindi non è adatto a tutti i tipi di giocatori. Se calcoliamo anche che Giochintavola ha all’attivo una cinquantina di soci e l’evento non è stato pubblicizzato esternamente, siamo più che soddisfatti del successo ottenuto.

La novità, rispetto alle serate classiche del venerdì è stata nell’aggiungere un po’ più di competizione che, normalmente, risulta marginale durante le nostre partite. Il torneo era strutturato come segue: quattro gironi da quattro giocatori l’uno che si sono sfidati a rotazione in partite a tre sfidanti. Ad ogni partita, in base al posizionamento, è stato assegnato un punteggio. Coloro che hanno guadagnato più punti hanno avuto l’accesso alla finale.

Per permettere anche ai meno esperti di partecipare senza venir penalizzati troppo dall’esperienza dei veterani, abbiamo deciso di iniziare con le corporazioni base, che non danno alcun bonus e consentono di cominciare con una discreta quantità di soldi.

Una volta resi pubblici i nomi dei partecipanti, si sono aperte le scommesse su chi avrebbe portato a casa la coppa del vincitore. I grandi conoscitori di questo gioco non hanno deluso le aspettative di chi ha seguito lo sviluppo delle partite: si sono garantiti la finale senza troppi
problemi.

A conti fatti è stato interessante notare come i giocatori si siano impegnati e come la competizione sia stata un fattore che non si è rivelata negativa e dissuadente. Sono gratificato per quello che ne è uscito. È stato un lavoro molto impegnativo, però mi ha ripagato la soddisfazione di vedere gli iscritti divertirsi con questo formato di partite.

Brava Nadia che si è portata a casa il primo posto, guadagnandosi così un buono regalo utilizzabile al Camelot Store. E grazie a Nicola per il supporto tecnico.

Complimenti anche a tutti i partecipanti che hanno dimostrato che si può vivere il gioco competitivo in modo sano e dando la precedenza al fair play e all’amicizia.

Il ritorno di Dune

Incredibile ma vero: Dune, dopo decenni di attesa, tornerà sugli scaffali. A riproporre questo grande classico, un gioco che dura almeno un’intera giornata, ci penserà la casa editrice Gale Force Nine.
Assolutamente da tenere sott’occhio gli sviluppi al riguardo.

Il gioco dell’anno in Francia

Tempo di Festival a Cannes (Festival International des Jeux), tempo di premiazioni (gioco dell’anno in Francia).

L’As d’Or – Jeu de l’Année di quest’anno è The Mind, un semplice gioco di carte considerato da alcuni un esperimento sociale. Perché? Basta provarlo per capirlo.
Detective invece è riuscito a guadagnarsi l’As d’Or – Expert, il premio pensato per giocatori esperti. Un passo in più a favore della tesi che il 2018 sia stato l’anno dei titoli investigativi/deduttivi (Decrypto, Cryptid, Chronicles of Crime e Detective sono tutti giochi di successo usciti nel 2018 con elementi di deduzione).

I finalisti del Goblin Magnifico

L’anno scorso la selezione mi aveva lasciato alquanto perplesso. Quest’anno siamo tornati a degli ottimi livelli: gli otto finalisti sono tutti giochi di spessore. Un bel biglietto da visita per un premio che vuole selezionare giochi adatti a persone abituate a divertirsi con titoli impegnativi.
Ecco il meglio del 2018 secondo il Goblin Magnifico (La Tana dei Goblin):

18Lilliput (per entrare nel mondo dei 18XX se si è dei german gamers)
Blackout: Hong Kong (Pfister colpisce ancora)
Detective (per gli amanti dei giochi investigativi)
Rising Sun (miniature, diplomazia, combattimenti)
Root (il fascino dell’asimmetria)
Teotihuacan (lo stile italiano è vivo e vegeto)
Tokyo Metro (il gioco che non ti aspetti)
Underwater Cities (vai di combo)