Giocare senza (pre)giudizi

Ci sono due tipi di tavolo da gioco. Quello formato dalle compagnie consolidate da tempo e quello invece attorniato da persone che hanno in comune un gioco, senza per forza conoscersi tra di loro. Nel secondo caso ci si siede, si dice il proprio nome e poi via, inizia la sfida. Frequentando associazioni ludiche capita spesso di non sapere nulla dell’avversario. Proprio perché l’attività permette di entrare in un mondo parallelo dove non importa chi sei, cosa fai, che pensieri hai. Nessuno invade le sfere private, a meno che non ci sia un accordo tacito che permetta di andare oltre. Proprio perché nel momento ludico il pensiero è rivolto al gioco stesso. Questo meccanismo permette di staccare dai problemi quotidiani, di passare un paio di ore in buona compagnia condividendo passioni, di entrare in ambientazioni lontane dalla realtà. Come leggere un buon libro, ma senza starsene da soli sulla poltrona di casa. Ecco perché ci piace giocare. Perché significa condividere senza l’obbligo di andare oltre. A meno che non lo si voglia fare. Nessun vincolo. Nessun dovere.

Saper perdere

“Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” Michael Jordan

Ci sono bambini che non sanno perdere. Certo. Ma ci sono anche adulti che non hanno mai imparato a farlo! Venire sconfitti non significa perdere. Anzi. È proprio grazie ai fallimenti che riusciamo a riconoscere i nostri punti deboli, per poi migliorarli e trasformarli in punti di forza. Attraverso il gioco si impara anche ad essere determinati, a non fermarsi davanti alle difficoltà. A perseverare, cambiare il proprio punto di vista, trovare altre strategie e… non arrendersi. Perché il gioco è divertimento. È crescita personale. Non è una sfida contro l’avversario. Ma una sfida contro e per sé stessi.