Intervista a Stefano Vizzola

Stefano Vizzola ci ha concesso molto gentilmente un’intervista. Di chi si tratta e cosa ci ha detto lo potete scoprire qui di seguito. Buona lettura.

Ciao Stefano, benvenuto. Raccontaci brevemente chi sei e di che cosa ti occupi in ambito lavorativo.

Ciao a te e a tutti i lettori! Ho 49 anni e sono il titolare del negozio Camelot Store di Lugano, negozio specializzato esclusivamente in giochi da tavolo, aperto proprio due anni fa (il 1° giugno 2011). Cerco di offrire una vasta scelta in tutti i settori di interesse, dai party games ai giochi strategici di ogni livello, adatti sia agli appassionati esigenti che alle famiglie e ai giocatori occasionali.

Com’è nata l’idea di aprire un negozio specializzato di giochi da tavolo?

Sono sempre stato un appassionato di giochi. Dopo aver visto l’impossibilità di reperire, qui nel luganese, una scelta almeno un po’ più moderna e variegata rispetto ai classici da ‘grande distribuzione’, ho optato per questa via, un po’ alla cieca – è vero – ma con la sensazione chiara di non essere l’unico interessato, e di trovarmi in un mercato – quello dei giochi da tavolo – in ripresa. La dimensione contenuta del posto in cui ho aperto mi ha ‘suggerito’ di specializzare l’offerta e di rinunciare a giocattoli, modellismo e videogiochi, per altro già proposti da altri.

Come sta andando l’esperienza? Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

L’esperienza è molto positiva, perché mi ha permesso di entrare in contatto con tante nuove persone e vedere che l’interesse non manca attorno a questa tipologia di giochi, per molti data per morta da tempo. La gioia di vedere clienti soddisfatti che scoprono il negozio o che trovano quello che cercano, è enorme e da sola mi ripaga dei molti sforzi! Certo, il futuro non si presenta facile e le sfide non mancano: la situazione economica rimane in stallo, tanti piccoli editori emergenti non hanno distribuzione, molta produzione si incentra su prenotazione o sottoscrizione, ci sono siti web che attirano con prezzi palesemente sleali, ecc. Ma questo è, in fondo, anche uno stimolo per me, per continuare ad offrire novità e varietà a prezzi ragionevoli.

Tu personalmente giochi? Se sì, quali sono i tuoi giochi preferiti e perché?

Essendo un ‘veterano’ che ha vissuto il primo grande ventennio (durato tutti gli anni ’70 e ’80) nel quale i giochi hanno assunto un ruolo assolutamente innovativo e dilagante (il secondo periodo è in atto ora) rimango fedele ai giochi astratti e ai giochi di guerra (dalle ambientazioni di Axis & Allies ai giochi di simulazione), allora i più diffusi, insieme a quelli a tema economico.
Da quando ho aperto il negozio, sembra una contraddizione, gioco molto meno! Il motivo principale è dato dalla continua concentrazione (e anche apprensione), forse perché ora tutto dipende da questa attività. E non solo durante gli orari di apertura! Inoltre c’è la vita personale, che richiede altri impegni, così che il tempo e l’energia viene spesso a mancare. Ora mi concentro su giochi più brevi e più semplici. Hive è il mio gioco del momento, apprezzo molto i giochi di dadi (Martian/Zombie Dice, Extra!, Qwixx) e gioco volentieri a vari giochi di carte utilizzando, spesso, tessere in loro sostituzione. Tutti giochi che sono piacevoli al tatto.

Cambiando discorso, parlaci un po’ di Cedig. Cos’è concretamente?

Il CeDIG, cioè il Centro di Documentazione e Informazione sul Gioco, è nato quale centro di raccolta di documentazione cartacea (libri, articoli, pubblicazioni periodiche), da preservare a fini di ricerca e da conservare per la posterità. A questo primo impegno (le acquisizioni sono sempre in corso, ad oggi oltre 2000 volumi unicamente dedicati ai giochi), si è aggiunta la collezione di giochi (circa un migliaio di titoli), che è nata per completare la documentazione altrimenti assente e poi ampliata quale base per un progetto culturale-didattico. Tutto questo dovrebbe, un giorno, trovare una sede per permetterne l’accesso e la fruibilità a fini di conoscenza.

La ricerca di una sede per creare un museo del gioco da tavolo in Ticino come sta andando? Hai riscontrato una certa mancanza di interesse? Se sì, a cosa pensi sia dovuta?

Molti hanno mostrato interesse per l’iniziativa, ma nessuno degli enti contattati ha potuto o voluto dare seguito e avviare un progetto comune. In effetti, il primo ostacolo è far passare il messaggio che il gioco sia anche un aspetto culturale e specchio della società: per i temi che propone, per la varietà di contenuti e materiali, per l’antichità e diffusione in tutta la storia dell’umanità, ecc. Invece la reazione principale è quella di vedere piuttosto (se non esclusivamente) gli aspetti ludici, l’infanzia, al massimo la scuola. Insomma, il gioco per molti riguarda solo la prima gioventù, lo svago in attesa di diventare adulti. E questo non è inaspettato dove il gioco non sia radicato nella società tutta. Da questo punto di vista è chiaro che è ancor più difficile far passare l’esigenza della conservazione e dell’idoneo modo di mostrare il materiale acquisito. Il prospetto che si trova nel sito (qui) mostra – in breve sintesi – quanti aspetti vengono toccati dal gioco inteso come oggetto/strumento.
Ho avuto due proposte dall’Italia (per ora respinte), e so che un interesse lo troverei oltre Gottardo, ma mi piacerebbe che tutto restasse sul territorio. Questo.

Cosa credi si possa fare in più per diffondere l’hobby del gioco da tavolo in Ticino?

Parlare ad altri con entusiasmo di giochi e/o di un loro aspetto, coinvolgere le persone a partecipare, dosando un gioco nella complessità e durata, è il modo migliore per destare e poi far crescere l’interesse. Così ciascuno sarà consapevole (e convinto) per davvero, e non per forza o sulla base di una ‘tendenza’ del momento. Chiunque partecipa – sul territorio – in uno specifico ambito: una ludoteca, un negozio, un’associazione, ecc. pone già le basi per la diffusione dell’interesse del gioco da tavolo. Per una ludoteca, parlando genericamente, è importante rafforzare il senso di partecipazione attiva dove tutti trovino il loro posto, senza forzature, emarginazioni e senza eccessive tendenze elitarie.

Grazie per la tua disponibilità e per il tuo tempo, Stefano. Un in bocca al lupo per il tuo futuro.

Grazie a te e a voi per l’ospitalità e complimenti per i contenuti del sito!

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