Il weekendone: 48 ore fuori da tutto

Mentre riporto le borse dei giochi in macchina, uscendo dalla Casermetta di Ambrì in cui ho trascorso le ultime 48 ore, mi rendo conto che è da quando sono entrato che non respiro l’aria aperta.

È domenica, tardo pomeriggio, ed io e gli altri partecipanti ci accingiamo a lasciare il luogo che ci ha ospitati anche quest’anno per questa folle iniziativa che ormai tutti chiamiamo amichevolmente il weekendone, ovvero trascorrere un fine settimana con un unico obiettivo: giocare, giocare e giocare.

Sonno, cibo, attività corporali sono ammesse nella misura minima. Tutto il resto è tacitamente bandito. Nessuno dei partecipanti, che io sappia, ha lasciato la Casermetta per una passeggiata nei boschi o un’escursione. I fumatori si concedono la dose appena fuori dalla porta, con le ciabatte ancora ai piedi ché a rimettersi le scarpe ci si impiega troppo, immagino. 

Sistemo i giochi nel bagagliaio e mentalmente conteggio le mie ore di sonno nelle ultime due notti. Complessivamente sette, forse otto. Niente male, ma so che c’è chi ha fatto di meglio (o di peggio, dipende dai punti di vista) dormendo poco più di un paio di ore complessive.

Lo facciamo perché ci piacciono i giochi da tavolo – e parecchio – ma non so se questo sia sufficiente a spiegare questa abbuffata di due giorni e due notti. Cerco una spiegazione più profonda e mi ritorna in mente un breve scambio avuto sabato mattina con Paolo “Pol” Baronio, il presidente di Giochintavola.

Ci siamo scambiati qualche parola in bagno mentre mi radevo per ridare al mio viso un aspetto presentabile e tentare di nascondere gli effetti della deprivazione dal sonno.

“Ma che bello, Pol!”, gli ho detto col mio sorriso più smagliante.

Mi ha guardato come se mi leggesse nel pensiero: “C’è una bella atmosfera, non è vero? Quella sensazione di essere fuori da tutto.”

Ed è così. Queste quarantotto ore sono sembrate ben più lunghe perché entrare e sedersi al tavolo è un po’ come partire per un lungo viaggio; il tempo si dilata, la vita di ogni giorno fa un passo indietro e tutto quel che conta è qui, adesso.

Quest’anno poi c’era un’atmosfera di grande serenità, sprecherei la parola fratellanza se non mi sembrasse addirittura riduttiva. Si sono unite a noi persone provenienti da ogni parte del Ticino e qualcuno anche dall’Italia e mi spiace aver conosciuto, scambiato qualche chiacchiera e giocato solo con una piccola parte dei quaranta partecipanti.

Ho giocato almeno diciassette giochi diversi e, senza alzarmi dal tavolo, tra le altre cose, ho scalato montagne, ricostruito Lisbona, colonizzato l’America, sventato epidemie, frequentato una scuola di magia e risolto un complicato caso di omicidio. 

Dopo tutto questo è normale essere stanco, penso mentre viaggiamo verso casa. Ed è normale anche volerne ancora.

Di aspetti tecnici, meccaniche, grafica e componentistica parleremo un’altra volta. Per il momento mi godo questa bella sensazione di pace interiore e grande appagamento.

All’anno prossimo e grazie di tutto.

Autore: Pasquale.

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